giovedì 19 gennaio 2012

Blog e libertà di parola

Cari lettori,
da qualche giorno è scoppiata un'accesa querelle tra lettori e blogger in merito a un libro di un'autrice YA, Julie Cross, con il suo Tempest su Goodreas e Twitter. La polemica ha travalicato i confini della rete nel momento in cui è stata riportata dal Guardian (Qui per l'articolo) che ha dilatato i confini del dibattito sulla correttezza dei giudizi che vengono proposti dai blogger e la loro "corrispondenza" con il parere dei lettori. Nel caso di specie, il libro della Cross, acclamato da parecchi, è stato invece sistematicamente demolito dai lettori sia su Amazon che su Goodreas (che, per chi non lo sapesse, è una sorta di Anobii, ossia una libreria virtuale dove i libri vengono commentati e votati), con accenti particolarmente feroci. A nulla è servita la pacata replica della Cross, che ha tentato di spiegare le proprie posizioni. 


L'agente dell'autrice e altri scrittori hanno deciso di intervenire a loro volta in difesa della scrittura e, più in generale delle opere narrative. Insomma, uno scontro dove autori, blogger, editori e lettori si son levati "l'un contro l'altro armati." Risultato. Si è compreso che molti blog, in modo più o meno palese, tendono a favorire alcuni romanzi piuttosto che altri, in relazione ad accordi che intercorrono con le Case editrici che inviano i testi per la recensione. C'è solo un modo per definire questa prassi: grave scorrettezza. Mancanza di deontologia professionale. Non sembri fuori luogo parlare di professionalità: chi si assume il compito di recensire un libro ha degli obblighi nei confronti dei propri lettori che divengono sempre maggiori, via via che il "lavoro del blog" acquista spessore e profondità. Si tratta di un patto tacito ma di estrema chiarezza. Posta in gioco, la credibilità del recensore e del blog. Nessuna volontà di pontificare, sia ben chiaro. Ma questa vicenda vede indurre ad una serie riflessione, anche qui in Italia, sull'universo e sulle community di lettori: perché il lettore è il primo fruitore del blog e ne è anche l'estremo giudice. Se la recensione indica qualcosa di difforme dal testo, se le differenze tra la sensibilità del blogger e quella della platea dei lettori sono talmente stridenti e generalizzate da suscitare seri quesiti, allora è il momento di porsi delle domande. 

Dal canto nostro, possiamo assicurarvi che Diario è libero. Libero. Chi ci segue sa che non è nostro costume stroncare un libro senza fornire dati fattuali che supportino le nostre considerazioni, così come le recensioni positive sono accompagnate da valutazioni approfondite. Perché il rispetto è un dato essenziale in quest'attività: rispetto per il lavoro dell'autore, dell'editor o della casa editrice. Ci sono persone che hanno profuso tempo e impegno in un'opera letteraria e, per quanto essa possa apparire scadente o mal tradotta, questo non deve divenire motivo di scherno o di attacco personale all'autore. C'è una deriva pericolosa, che corre tra le pagine del web e che è allignata in alcuni blog o forum. Con la pretesa di valutazioni indipendenti, spesso si finisce per attaccare in maniera personale gli autori o la Casa editrice che li pubblica, con toni che vanno dal dileggio alla vera e propria offesa. E' per questo motivo che, pare, l'Autrice abbia scelto di rispondere ai propri detrattori.


La domanda lecita è: dove finisce il diritto di critica e inizia l'insulto? In Italia abbiamo alcuni simpatici esponenti di questo modo di recensire che sono finiti in giudizio per diffamazione. Difficile, difficilissimo stabilire il confine tra il diritto alla critica feroce, sarcastica - legittima, anche se sgradevole - e il dileggio, condotta da censurare sempre e comunque. L'insulto, l'attacco personale, la demolizione del romanzo senza motivi reali sono da condannare allo stesso modo delle recensioni infarcite di lodi sperticate dovute non alla bontà dell'opera, ma al gadget graziosamente elargito dalla Casa Editrice di turno. Da parte di alcuni recensori, vi è la voglia di demolire romanzi e autori per scaricare le proprie frustrazioni (professionali e non).  Dall'altra, vi sono i blogger che sono "parte del sistema", ossia che rappresentano una voce - più o meno sotterranea - dei gruppi editoriali. Purtroppo è innegabile. Entrambi le condotte rappresentano, per riportare il discorso a quanto detto sopra, una grave mancanza di professionalità.


Altra pietra dello scandalo, secondo l'articolo del Guardian, è l'atteggiamento delle case editrici e delle catene di distribuzione che non accettano le recensioni negative dei blogger, e la mancata pubblicazione di  valutazioni negative presenti su Amazon o Goodreads. Sopratutto nel caso di Amazon, si è accusata l'azienda di Besos & C di manipolare volutamente i commenti per mettere in luce unicamente quelli positivi e così "gonfiare" i casi editoriali, specie quelli provenienti dal self publishing. Quest'accusa ha un certo fumus boni juris, specie se si tiene conto del fatto che Amazon si è trasformata in un editore on demand e che ha tutto l'interesse ha portare avanti la propria produzione.


Ora, che le case editrici cerchino di portar acqua al loro mulino, è ovvio, così come fanno gli agenti letterari. Non potranno mai ammettere che il libro che stanno pubblicando ha delle pecche, anzi: faranno di tutto per presentarlo come il caso editoriale dell'anno, come il nuovo fenomeno letterario, come il capolavoro del decennio. E' una prassi ormai invalsa nel marketing pubblicitario: ogni libro è un evento, ogni esordiente è una rivelazione. E i lettori sono sempre più disincantati: il caso editoriale è sempre più raro.

14 commenti:

  1. Sono assolutamente d'accordo con te.. come blogger e collaboratrice di case editrici dovesse capitarmi di avere pressioni da parte loro sono sicura che bloccherei la collaborazione! Giusto x farti un esempio .. al momento sono in "Lotta" con la Mondadori (con cui non collaboro)sulla questione terzo libro di Hunger Games, mi è stato chiesto da un sito affiliato se ero interessata ad avere una copia del libro gratis.. Ho risposto di no! Ma non perchè io sono brava, solo perchè credo che non sia giusta la strategia di mercato che stanno mettendo in atto ritardando l'uscita del libro per trovare nuovi clienti visto che presto uscirà il primo film legato al libro!
    Se non lo possono leggere gli altri a me non interessa .. me lo sono preso in inglese e buona notte! Io alla notte dormo bene e sono contenta di me stessa, purtroppo non so quanti altri possono dire la stessa cosa!

    RispondiElimina
  2. Non ho letto nulla di Julie Cross e dubito che lo farò in futuro, non essendo il mio genere... ma effettivamente il tema dell'azzanna-l'autore-che-non-ti-garba mi ha preso abbastanza, ultimamente, anche se finora l'avevo notato solo su Anobii o più marginalmente su Facebook. Trovo veramente assurdo che una persona possa decidere di stroncare e massacrare un libro senza addurre alcuna spiegazione in merito... Non che io sia sempre un bocciolo di miele, anzi, se trovo un'opera carente e malfatta non è che ci giro tanto intorno. Ma almeno motivare, dai. Tra l'altro bisognerebbe tenere sempre a mente che per ogni libro c'è un lettore-tipo. Mah... come al solito sproloquio xD

    RispondiElimina
  3. A me Tempest è piaciuto. Non ricordo se gli ho dato 3 o 4 stelline, boh. Non ho voglia di andare a ricercare, visto che nel 2011 ho letto 200 libri può sfuggirmi una stellina qua e la... ma sono sicura che la mia recensione sia stata buona. però su SognandoLeggendo non mancano le recensioni negative anche se, come politica interna al sito, ho abolito le recensioni-demolizioni.
    Più che altro per una questione di professonalità. Ce ne saranno due in tutto il sito e, entrambe, scritte da me e ovviamente spiegate e giustificate in ogni critica mossa. Sia essa sarcastica o meno...

    Ma perchè tutto questo gran casino per un libricino come Tempest? E' carino, si fa leggere ma non è certo ujna pietra miliare in grado di smuovere le masse dei lettori (e quindi più facilmente soggetto di scandali e manipolazioni)

    Si sa nulla? O.O

    RispondiElimina
  4. Ciao Nasreen,
    sono contenta che tu abbia scritto questa risposta. Le recensioni negative, spesso, sono delle brutte gatte da pelare perché, come scrivevo nel post, diviene difficile muovere delle critiche senza risultare offensivi. Su Tempest, non posso pronunciarmi poiché non l'ho letto. Ma il vero problema riguarda la gestione del rapporto tra CE, lettori e blogger, e le prospettive che si delineano per la realtà web/mondo dell'editoria. In America e in generale nel mondo anglosassone, essi hanno un potere enorme e dunque il loro parere "fa scuola". Ma cosa succede se questo parere è "edulcorato?"
    Questo è il nodo della questione. E sinceramente, ho un po' di timore per il futuro. :-/

    RispondiElimina
  5. È un problema, e l'Italia è messa ancora peggio. I siti specializzati su determinati generi fanno marchette, i blog sinceri sono pochi - io personalmente adoro questo blog, lo leggo da molto tempo, anche se intervengo sporadicamente. Su Writer's Dream recensiamo principalmente esordienti di piccoli editori italiani, e la politica è di recensire solo libri che ci sono piaciuti (a che serve affondare un libro che è comunque sconosciuto al mondo?). Io da poco nel mio blog personale ho preso a recensire ciò che leggo - sono trooooppo pigra XD - ma non mi sognerei mai e poi mai di edulcorare una recensione per compiacere chicchessia (e a me gli editori i libri gratis li spediscono spesso e volentieri!). Purtroppo però non tutti sono come me o come voi. Anzi, decisamente l'opposto. Trovare un buon blog letterario sta diventando peggio che trovare un parcheggio al centro commerciale durante le feste di Natale (altro che ago in un pagliaio...) e conquistarsi la fiducia dei lettori è sempre più difficile. Non per niente blog che massacrano i libri sono osannati: stroncano ogni pubblicazione che capita loro sotto mano, purtroppo con enorme maleducazione e mancanza di rispetto, farcita di insulti sia da parte degli utenti che dei gestori. E sembra che siano i "paladini" della letteratura, quelli che, loro sì, sono sinceri e meritano fiducia.
    Balle. Sono cacce alle streghe, niente di più, niente di meno.
    Spero in un futuro migliore, ma a un'ora dalla chiusura di Megaupload la mia visione del futuro del web è nera.

    RispondiElimina
  6. Io ho avuto diversi problemi con le recensioni negative, essendo il tipo di persona incapace di tacere. Come dice il vostro articolo, lungi da me "stroncare" un libro senza addurre le giuste spiegazioni. Il rispetto per gli autori e i lettori non deve mai passare in secondo piano, ecco perchè, quando mi capita tra le mani un libro che non ho amato, tento di non essere maleducata e di non esagerare. Questo non significa che sia disposta a farmi imbavagliare con la promessa di un libro gratis o altri favori. Integrità mortale prima di tutto. Il giorno in cui mentirò in una recensione sarà anche quello in cui avrò perso la mia dignità.

    RispondiElimina
  7. Credo che leggere 10 libri al mese sia una forma di bulimia letteraria. Il motivo per cui un blogger lo fa è noto e ben spiegato nel post, ma viene omesso un passaggio. Il blogger in Italia ha spesso velleità letterarie, qui, a mio avviso, si inceppa il meccanismo. Non è solo informazione, siate oneste, è dialogo con le case editrici, è equilibrismo con i concorrenti... C'è molto di più che la liberà espressiva in gioco... o no?

    RispondiElimina
  8. Non ho ben capito cosa vuoi dire, Anonimo: cosa intendi per "dialogo con le case editrici, equilibrismo con i concorrenti"?
    Da parte mia esco da un anno in cui ho letto sì e no dieci libri, avevo il "blocco del lettore"; adesso sto leggendo un libro a settimana, dall'inizio dell'anno a questa parte. Non credo che abbuffarsi di libri sia una bulimia letteraria, come la chiami tu... Anche perché i bulimici poi rigettano, chi legge tanto no :)

    RispondiElimina
  9. Ah le recensioni negative, che problema. O almeno, problema per me. Perché vi chiederete voi? Perché ti sei letta il libro gratis e pensi che stroncandolo non te ne manderanno altri. No, miei cari lettori, siete fuori strada. Ho sempre comprato libri e sempre li comprerò, uno o due in meno al mese non mi cambiano ne vita ne finanze.
    Il mio problema sta, come diceva Stefi, nel non massacrare per rispetto a chi, su quelle pagine ha lavorato e speso del tempo. Io sono una lettrice che quando trova un libro brutto, si risente e si arrabbia. Questo però, non deve entrare in ciò che scrivo, o almeno, può entrarci in giusta misura, insieme ad altre valutazioni. Così facendo, ho scoperto che nei libri che prima avrei cestinato senza pietà, ne possibilità di appello, esistono anche cose buone. Ad esempio, in un testo che magari pecca per stile acerbo e per personaggi privi di spessore, si può scovare una storia di per se intrigante ed originale. Non è questo un dato da considerare ed inserire nella recensione per una valutazione più completa?

    @Anonimo: non sono sicura di aver ben compreso cosa vuoi dire. Credi che, visto che, perché molte blogger o scrivono già o vorrebbero farlo in futuro, ci sia un conflitto di interessi?
    Può darsi, ma credo stia alla persona scegliere. Su Diario, ormai sono diverse ad aver pubblicato, ma nessuna si risparmia commenti negativi quando un libro non le è piaciuto, indipendentemente dalla CE. Il problema forse sta nel non riuscire a dare a tute lo stesso spazio,per trovare l'equilibrio di cui parlavi, ma questo non dipende dagli interessi, ma dall'informazione e dalla disponibilità della stessa CE.
    Un esempio possono essere le anteprime che facciamo. Alcune CE forniscono calendari di uscite, dati e materiali che rendono il nostro lavoro facile e veloce. Altre nemmeno rispondono alle e-mail di richiesta per chiarimenti o date di uscita. Alla fine è più facile prediligere le prime piuttosto che le seconde.

    Per tornare al caso Tempest, io credo che già il fatto che sia diventato un caso abbia giovato alle vendite. Perchè non il parlar bene o il parlar male che conta, ma il "Basta che se ne parli"...

    RispondiElimina
  10. Argomento interessante!
    Non ho letto il libro da cui è nata la polemica ma anch'io gestisco un blog letterario, mi occupo di recensioni da qualche anno e mi sono posta sin dall'inizio il problema delle recensioni negative. Come per Vittoria, il mio problema non è nato dal timore di compromettere il rapporto con gli editori quanto da una forma di sensibilità nei confronti dell'autore, dal desiderio di "non massacrare per rispetto chi, su quelle pagine ha lavorato e speso del tempo".
    Proprio per questa ragione io e l'amica con cui gestisco il blog abbiamo adottato una precisa strategia: utilizzare il nostro spazio come veicolo di promozione escludendo qualsiasi forma di pubblicità negativa.
    Ciò significa che recensiamo positivamente anche i libri che meriterebbero una stroncatura?
    Assolutamente no.
    Operiamo una selezione a monte. Recensiamo tutti i testi che ci arrivano. Se il libro ottiene una recensione positiva la pubblichiamo e pubblicizziamo, in caso contrario scriviamo comunque una recensione dettagliata ma la trasmettiamo in forma privata all'autore o all'editore che ci ha inviato il libro lasciando a lui la libera scelta di condividerla o meno pubblicamente.
    In questo modo, penso si riesca a raggiungere il duplice obiettivo di non ferire nessuno e di non "ingannare" il lettore.
    Chi segue il nostro blog, sa che da lì potrà attingere solo per ottenere consigli e non "sconsigli" di lettura.
    Quando mi si chiede di pubblicare comunque una recensione su altri spazi che non gestisco direttamente e con cui mi capita di collaborare,nel rispetto del lettore esprimo sinceramente la mia opinione sul libro (positiva o negativa che sia). Evito sempre però la stroncatura crudele o il sarcasmo. Non amo le recensioni che denigrano o sbeffeggiano libri e autori. Ritengo che anche un giudizio negativo debba essere espresso con pacatezza e nell'assoluto rispetto pee la sensibilità della persona.

    RispondiElimina
  11. Il conflitto d'interessi c'è ed è lampante. Se una blogger è un'aspirante scrittrice si presume abbia un contratto, e voglia continuare a lavorare, quindi molto difficilmente andrà a inimicarsi una casa editrice. D'altra parte, la casa editrice che si trova un buona parte del lavoro di promozione fatto gratuitamente dal blogger, lo coltiva e più facilmente lo terrà in considerazione rispetto a un esordiente sconosciuto. Naturale, perché chi è seguito da un pubblico è più piazzabile dal punto di vista economico, mal che vada qualche centinaio di fedelissimi li trova di certo. Questo pesa come un macigno sulla qualità di entrambi i mondi. Lo strumento blog serve quando porta la parola e l'opinione dove altrimenti non arriverebbe, per questo non capisco le vetrine... O meglio le capisco, ma ci vedo solo marketing e indagine di mercato.
    P.S. Sì, i bulimici alla fine rigettano perché introducono più cibo del necessario. La stessa cosa succede quando si introducono più informazioni del necessario, il cervello le butta e le si dimentica. Io i miei 10 -12 libri all'anno li ricordo bene (nel bene e nel male), li scelgo, li gusto e riesco a digerirli.

    RispondiElimina
  12. Di che contratto parli, scusa? Molti blog letterari non hanno aspiranti scrittori alla guida, e chi li ha, se è una persona seria, non si fa certo influenzare dalla casa editrice, anche se fosse la mastodontica Mondadori. Non parliamo di marchette, ma di recensioni; i personaggi scorretti ci sono sempre, ma non sono la maggioranza, per fortuna.

    Per quanto riguarda la "bulimia letteraria" penso che ogni persona abbia una sensibilità diversa. A meno che un libro non sia veramente piatto e banale non lo dimentico mai, nemmeno a distanza di anni, e nemmeno quando ne leggo più di uno contemporaneamente. Sono cose soggettive.

    RispondiElimina
  13. Da blogger di Diario ti posso assicurare che non c'è nessun contratto tra blogger e casa editrice, altrimenti diventerei una dipendente della CE. Premesso ciò è vero che ci possono essere dei conflitti d'interesse tra un blogger/aspirante scrittore e la casa editrice ma solo se il blogger non è onesto con i suoi lettori. In più il fatto di conoscere gli addetti ai lavori non è di certo una garanzia per la pubblicazione con uno dei big.

    A mio parere comunque un blogger deve sempre dare la precedenza ai propri lettori, sono loro che rendono possibile questa realtà non gli editori. Un blog esiste per essere letto, altrimenti ognuno terrebbe un suo diario personale sulle letture. La casa editrice è diciamo un qualcosa in più ma di non necessario. Difatti fino a un annetto e passa fa le collaborazioni erano davvero esigue, e anche i blog letterari in circolazione :)

    RispondiElimina
  14. Io parlo per quel che rigurda me, le recensioni che faccio io sono sempre sincere e sopratutto quelle negative, che non ho problemi a fare indipendentemente dalla casa editrice o se l'autore è una persona conosciuta , sono sempre educate e mai sono fatte per denigrare oppure viceversa, quelle positive per avvantaggiare qualcuno.
    Poi ognuno risponderà di quello che scrive.

    RispondiElimina

LinkWithin

Related Posts with Thumbnails