L’attenzione, e la discussione, torna di nuovo sul self-publishing e i suoi numeri. Stavolta è The Guardian a parlarne, riportando la notizia che quattro autori, che hanno scelto di pubblicarsi da soli con Smashwords, sono entrati nella classifica del New York Times. Un successo inaspettato, o forse No. Certo, non sono stati i primi e non saranno gli ultimi. Considerando quanto e quanti ultimamente discutono sul “fenomeno” self-publishing, la domanda da porsi nasce spontanea: gli editori servono ancora?
Ché l’editoria tradizionale stia attraversando un periodo di crisi è ormai un segreto di Pulcinella e di certo il largo che l’autopubblicazione sta prendendo tra gli aspiranti (e anche famosi) autori, pesa come una spada di Damocle sul collo degli editori. Nell’epoca del digitale, il diktat è farsi leggere il più possibile e raggiungere la fetta più ampia di lettori; un autore presente in rete e sui vari social network, seguito da molti followers, si chiede, a un certo punto, chi glielo fa fare di sbattersi tanto per attirare l’attenzione di un editore medio/grande sul suo manoscritto, quando può avere a disposizione tutti gli strumenti per realizzare, in pochi click, un libro, senza dover attendere ere geologiche. Si chiede anche del perché dovrebbe accettare il 7% sui diritti d’autore, quando potrebbe guadagnarne il 10%, e anche di più. Naturale che faccia gola a molti. È un nuovo modo di veicolare la cultura, attraverso il confronto diretto con il lettore. E’ il brand dell’autore che conta, non più quello dell’editore. Normale che tale meccanismo abbia messo in crisi gli ingranaggi dell’editoria tradizionale, che si basa sul ricavato fisico delle vendite dei libri.
Certo, siamo soli agli inizi del processo e non tutti gli autori possono fare self-publishing e ottenere successo, senza avere un pubblico, capacità di comunicazione e competenze, ma gli esperti del digitale affermano che si tratta di un trend destinato a diventare di massa.
Gli editori da parte loro dovranno cercare di seguire la “regola” delle tre R:
Rinnovarsi
Riacquistare appeal agli occhi dell’autore e del pubblico di lettori,
Riscoprire e puntare di nuovo sulla qualità dell’editing e sulla cura del processo editoriale, distribuzione compresa.
E dovranno farlo anche in fretta, perché si sa i tempi cambiano e i trend corrono.




io sinceramente non penso sia la fine degli editori; ho letto alcune cose su smashwords e sinceramente nel 90% di quello che ho letto si vedeva che mancava il lavoro di editing... e parecchio.
RispondiEliminain alcuni c'erano parecchi errori di diverso tipo... erano magari belle idee intriganti, ma alla fine ho notato grande differenza tra un lavoro li' e uno pubblicato da un editore serio.
su smashwords devi leggere tantissimo per trovare qualcosa di veramente valido, non dico che anche gli editori non facciano a volte dei lavori affrettati, ma la percentuale é molto diversa.
Manu
Quoto quanto detto sopra. Il self publishing è dannoso, insegnerà alla gente che le boiate sono capolavori. Certo, anche i grossi editori ne pubblicano, ma in piccola percentuale, mentre col self publishing si parla del 100% Se fossero stati capolavori, un editore serio lo avrebbero trovato, non c'è scusa di egocentrico finto incompreso che tenga.
RispondiEliminaIl 100%? :D Si vede che non hai mai letto nulla in vita tua! Di schifezze in giro ce ne stanno molto anche a livello di grossi editori. Il 100% mi fa sganasciare dal ridere. Ridicolo davvero!
EliminaSi tratta, naturalmente, di un post che vuole riportare l'attenzione su ciò che sta accadendo. Per quanto mi riguarda, sono pro editori, soprattutto per quanto riguarda, come diceva Manu, il lavoro di editing che c'è dietro un libro. Di certo, il "fenomeno" non può essere più ignorato. Ho, tuttavia, letto alcuni libri di autori, che si sono autopubblicati, davvero interessanti.
RispondiEliminada quando il self publishing è diventato fenomeno di massa, il livello medio di qualità di quanto pubblicato si è abbassato notevolmente. è un dato di fatto, nella maggioranza dei casi si produce solo spazzatura.
RispondiEliminaSecondo me il self-publishing è la resa, quando i no sono esorbitanti o quando non si vuole fare la famosa "gavetta", allora diventa facile dire "Dai mi auto-pubblico!". Non la trovo una buona alternativa, a questo punto oltre gli editori, eliminiamo case di produzione musicale, cinematografiche ecc ecc e iniziamo a diventare tutti scrittori, registi, cantanti - produttori e altro, sarebbe uno scempio!
RispondiEliminaDirei che qua si parla davvero a vanvera. Secondo me non andate oltre Mondadori voi tutti per parlare così. Le ragioni per autopubblicarsi sono tante. Informatevi prima di spararle grosse. Perché sono proprio grosse!
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