lunedì 6 agosto 2012

Nuovi sconti e nuove polemiche in merito alla Legge Levi

Fatta la legge, trovato... l'inganno? Non è una bella espressione da usare, ma è certamente il primo pensiero che sovviene nell'apprendere le notizie riportate qui dal Tropico del Libro: ossia che alcuni grandi gruppi commerciali, approfittando della calura agostana, hanno abilmente piazzato il colpo grosso. Uno sconto del 35% su diecimila titoli, roba che non si vedeva dai tempi del 40%  dell'avvento di Amazon sul web market editoriale. Ma non c'era una legge che proibiva sconti così massicci che alteravano il mercato? Beh, sì. C'è, e volendo sarebbe ancora in vigore. La famigerata Legge Levi, che prevede la possibilità di promuovere campagne di sconto e riduzioni prezzi solo per un periodo e per un numero limitato di libri. Questa legge rappresenta, per dirla con le parole di Alberto Galla (presidente dell'Associazione librai italiani), "il miglior compromesso possibile", come indicato nell'articolo di mercoledì 1 agosto su La Repubblica.

Bol.it e  Ibs stanno approfittando di una piega della legge: un comma che consente - grazie alla tipica fumosità del legislatore italiano - di mettere in commercio a un prezzo ribassato libri che il mercato considera "vecchi", ossia quelli pubblicati da almeno venti mesi e che non abbiano avuto altre richieste di vendita negli ultimi sei mesi. Quisquilie e pinzillacchere giuridiche cui i gruppi editoriali si sono aggrappati: è praticamente impossibile trovare il modo di dimostrare che un libro è invenduto da sei mesi, specie se la campagna è estesa e massiccia come quella promossa. (E poi ci sarebbe da riflettere sul fatto che un libro che è sul mercato da poco meno di due anni viene considerato vecchio, ma questa è un'altra storia...)


Colpisce anche l'esiguità della pena in caso di mancata applicazione: si tratta di una sanzione amministrativa che dovrebbe essere comminata dalla Polizia Municipale. Ora, nessuno me ne voglia, ma IMHO la Polizia municipale ha poco tempo e voglia di controllare gli elenchi di una catena di distribuzione editoriale, poiché è decisamente più agevole stilare contravvenzioni o multare gli irregolari che ti rifilano Rayban taroccati. E, allo stato dei fatti, non si segnala una sola sanzione elevata per infrazione della Legge Levi.

Ancora una volta, approfittando del generale lassismo in cui scivola l'Italia durante l'estate, la legge di turno è stata spazzata via e nascosta sotto lo zerbino come un mucchietto di polvere. Inutile prendersela con il Parlamento che ha fatto una legge ambigua, su cui, è plausibile, arriverà prima o poi una sentenza interpretativa della Cassazione... sempre che non venga disattesa del tutto in una condizione di placet generale, come troppo spesso accade. Vengono compromessi gli anelli deboli della filiera produttiva editoriale: librai indipendenti, piccole case editrici, e lettori. Librai indipendenti, perché un consumatore si rivolgerà a chi sconta, ed è anche plausibile che ciò accada, visto i tempi di crisi che attraversiamo; gli editori indipendenti, poiché non è sostenibile uno sconto così elevato che azzera il margine di guadagno necessario alla sopravvivenza dell a stessa Casa Editrice (eh, sì, i libri nono si pubblicano da soli... a tal riguardo vi consiglio di leggere i commenti a questo post, che vi faranno comprendere qualcosa in più sulla realtà della piccola e media editoria). E infine, i lettori, che saranno allettati ad acquistare volumi che presto arriveranno in edizione economica, facendo il gioco delle grandi CE. 

E voi che ne pensate?

11 commenti:

  1. Davvero senza parole. Un motivo in più per non acquistare da BOL. Come hai detto tu, l'ennesima legge fumosa all'italiana.

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  2. Diciamo che quello che facevano prima le librerie, adesso lo fanno le case editrici. Negli ultimi mesi ho comprato libri recenti pubblicati da case editrici italiane a prezzi ribassati perché non si vendevano più da venti mesi e oltre; adesso sono le case editrici a svuotare i magazzini di quelle giacenze per cui non hanno più richieste da venti mesi e oltre. Non è nemmeno così strano: si tratta spesso di libri in legatura rigida, per cui è già uscita l'edizione economica in brossura che, inevitabilmente, è quella su cui la maggior parte delle persone si fionda. Cose del genere capitano: si guardi, ad esempio, il caso di Dolci imprevisti di Katie Fforde

    http://www.amazon.it/Dolci-imprevisti-Oblad%C3%AC-oblad%C3%A0-Fforde/dp/8881542951/ref=sr_1_2?ie=UTF8&qid=1344236308&sr=8-2

    http://www.amazon.it/Dolci-imprevisti-Polillini-Katie-Fforde/dp/8881543265/ref=sr_1_1?ie=UTF8&qid=1344236308&sr=8-1

    Ludo.

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    1. P.S. Questo rientra più in un caso remainder classico, ma rende bene l'idea di come spesso siano commerciate edizioni economiche senza esaurire le prime pubblicazioni. Ci sono, poi, i libri 'sfortunati' che non vendono e, quindi, è probabile che non siano richiesti da più di venti mesi.
      Ludo.

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  3. Uhm... beh, io sono allergica agli acquisti online, quindi per me il problema si pone relativamente.
    Però... non so pormi del tutto a sfavore di questa iniziativa. Non tanto come lettrice ligure (coff) e quindi con le braccine corte, ma anche perché la mia idea di mercato è... beh, non direi 'liberale', però neanche così stringente. Se uno può, che faccia. Se uno non può, che trovi il modo. Io la penso un po' così, penalizzare l'acquirente per non disturbare la concorrenza mi puzza un po'. Recentemente ho scritto un post sulle librerie indipendenti, che mi spiace ma si stanno scavando la fossa da sole. Non tutte, ovviamente e non tutte allo stesso modo. Però il concetto alla fine è quello, uno dovrebbe guardare a quello che ha da offrire e agire di conseguenza, dalla piccola libreria alla piccola casa editrice. Io sono per una concorrenza trasparente e secondo le regole (e il fatto che una legge venga aggirata così non mi piace, anche se non è una legge che sostengo) ma che sia concorrenza.

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    1. Io sono d'accordo con te, in linea di massima.

      Vorrei solo dire che secondo me non si può parlare esattamente di aggiramento della legge: la regola dei venti mesi è prevista chiaramente dalla legge Levi (non so se vi è capitato di andare nelle librerie MelBook ora IBS, che espongono sempre materiale non richiesto da oltre 20 mesi, indicando perché può essere offerto a prezzi così bassi). Grazie a questo, sono riuscita a procurarmi della saggistica Donzelli a prezzi davvero buoni, per esempio.

      Altra cosa è che, se è vero che molte librerie indipendenti tendono a farsi del male da sole, è anche vero che in Italia è spesso burocraticamente difficile e richiede tempi infiniti ottenere permessi che garantiscano una maggiore offerta inventariale (vendere non solo libri), la possibilità di incontri (di lettura, con gli autori, di presentazione di nuovi libri), la distribuzione di bevande...

      Ludo.

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    2. P.S. Lascio gli interventi a metà oggi. In ogni caso, volevo dire che spesso la burocrazia rende difficile rinnovarsi e diventare più concorrenziali.
      Ludo.

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    3. Sulla burocrazia sono tristemente d'accordo. Ma così come vedo chi s'impegna e s'industria nonostante tutto, vedo anche chi rimane immobile nell'attesa che i clienti si manifestino magicamente.

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  4. Scusate ma da lettrice ne sono felicissima!
    La legge Levi neanche si doveva fare innanzitutto è una legge sbagliata che non aiuta nessuno e punisce il lettore!
    Io compro su internet principalmente e questo non cambierà leggi o non leggi, gli editori indipendenti li compro e parecchio se non sono molto scontati o per nulla li prendo lo stesso e poi prendo anche i libri scontati al 35% o altro detti Remainders ed è una cosa buonissima!!! Es. ho scoperto Giano ed che fa libri assai belli! E questo grazie ai Remainders!!
    Libero mercato! SI
    Se un libro è bello vende comunque , se non vende non è per il prezzo ma perché non è poi così eccezionale!
    Da lettrice son contentissima degli sconti!! Ma non è che se un libro costa poco lo prendo a scatola chiusa, ma lo prendo solo se la trama mi interessa!
    E se mi interessa quanto meno costa tanto più sono felice per le mie finanze!
    Ma cosa c'è da lamentarsi???
    Tra l'altro la Legge Levi non ha aiutato ne le piccole librerie nè i piccoli editori a quel che mi risulta, l'unico effetto di questa legge sono libri a basso costo in una traduzione italiana per idioti , bella roba !!!
    Lea

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  5. Comprendo che possiate essere d'accordo con simili iniziative. Ma si tratta di una sorta di gioco delle tre carte in cui,alla fine, perde sempre il lettore.
    Chi puó permettersi di sostenere l'impatto economico di grossi sconti? Chi ha le spalle coperte,e in tal senso intendo le c.e. che hanno unfido bancario e che possono permettersi di piazzare un libro in classifica.
    Adesso guardate le classifiche (qualunque genere:saggistica tascabili ect). Chi sono le case editrici che riescono a sbarcare il mese?
    Tirare le conclusioni è semplice. Un piccolo editore che non ha un ritorno economico in grado di appianare scoperti,oneri fiscali e pagare gli stipendi non va da nessuna parte. In pparole povere viene espulso dal mercato. Lo stesso accade per le piccole librerie dove la crisi si sostanzia nell'impossibilitá di sostenere iritmi di una catena. Oltretutto, anche le grandi catene in franchising stanno segnando il passo e non è che potranno sopravvivere a lungo con la vendita di gadget e oggettini.
    Le strade per uscire dalla crisi passano attraverso una rivalutazione del mestiere dell'editore cosí come si deve ripensare al ruolo delle librerie indopendenti. Esse sono delle vere e proprie garanzie di "biodiversitá del libro". Salvaguardare loro è una scelta etica che potrá tradursi in futuro,in una ripresa della vendita al dettaglio. Il cliente della libreria indipendente è un cliente fidelizzato e con il libraio si istaura un rapporto di stima e riconoscenza reciproca che nessuna catena potrá mai dare.
    Tutto questo,ovviamente Ihmo.

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    1. Ammetto che non mi è chiaro perché il lettore debba esserne penalizzato. Anzi, il lettore paga meno, dov'è il suo danno? Gli unici ad esserne danneggiati sono i librai indipendenti, che comunque - in buona parte - dovrebbero farsi un esame di coscienza e capire che cosa hanno e come possono usarlo. Credo che il problema sia proprio il cercare di sostenere i ritmi della catena. Non è la stessa cosa, non hanno le stesse possibilità, hanno punti forti e deboli totalmente opposti. Per me una libreria indipendente dovrebbe differenziarsi. Differenziarsi e unirsi alle 'colleghe' per creare una rete di sostegno reciproco. Altrove succede, perché non in Italia?
      Io ribadisco quello che penso, pur sapendo di suonare spietata: il mercato non è una madre amorevole, il mercato è un mostro indifferente e glaciale.
      Il problema delle piccole case editrici è soprattutto un problema di distribuzione e pure delle librerie indipendenti, che talvolta rifiutano di ordinare i libri delle piccole ce perché 'troppa fatica', troppo piccolo l'introito etc. Ogni tanto mi chiedo se le piccole ce italiane non potrebbero mettersi d'accordo tutte insieme e crearsi una loro distribuzione. Dopotutto, quante sono? Centinaia, forse migliaia. Possibile che non possano mettersi d'accordo?
      Infine, farei notare che sta al libraio fidelizzare il cliente, non il contrario.

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  6. Denoto che sul mio blog ho discusso della situazione (no, non intendo spammare, sto solo spiegandomi xD) e le esperienze di chi ha preso parte alla discussione mi stanno facendo riconsiderare il tutto. Non so come la penserò quando avrò finito di analizzare la questione, nel frattempo mi è venuto solo un gran mal di testa...

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