vi è mai capitato di iniziare una
lettura e, per un motivo o per l’altro, interromperla dopo qualche pagina?
L’ultimo romanzo che ho riposto sul comodino in attesa di riprenderlo, colta da
nuova, folgorante ispirazione, è stato quello scritto da Michela Vanon Alliata, edito dalla casa editrice Pendragon: “Come canne di bambù”. Attenzione: ho smesso di leggerlo
perché vittima anch’io dell’altalena emotiva che è la vita, non certo perché
l’autrice mi abbia annoiata; tutt’altro, le pagine lette mi sono rimaste
dentro, al punto da richiamare la mia attenzione in vari momenti, invitandomi
letteralmente a riprendere la lettura da dove l’avevo interrotta. Possono poche
pagine esercitare un tale richiamo sul lettore? Testimonio che sì, è possibile,
e non perché la trama si fosse rivelata da subito avvincente (non ero neanche
giunta al punto di farmene un’idea), quanto per l’intensità emotiva che il linguaggio di Michela Vanon Alliata mi ha
trasmesso.
Titolo: Come
canne di bambù
Autrice: Michela
Vanon Alliata
Casa Editrice: Pendragon
Collana: Linferno
Pagine: 264
Prezzo: 14.50 Euro
Trama:
Amore e sensualità, aspirazioni e rinunce,
attese e illusioni spezzate: un lungo flashback attraverso le individuali
esistenze, nell'insanabile conflitto tra illusione e realtà. Sul filo dei
ricordi, delle associazioni e dei sogni, due anime, apparentemente così
diverse, si cercano, si riconoscono, si sfiorano. Un legame profondo e segreto,
ritratto con precisione psicologica e divertita ironia, stretto in un intreccio
ricco di colpi di scena da cui emerge la forza salvifica, e al contempo
distruttiva, del desiderio.
RECENSIONE
Gennaio 2007. Vittorio, bellissimo ragazzo di vent’anni, si
presenta a casa di Saverio, analista, e gli comunica che sua madre Lisa è morta
un anno e mezzo prima. E’ lì per lasciare a Saverio un plico di lettere
ritrovate a casa della madre, lettere che gli appartengono. Saverio si sente mancare, piegato su se stesso scoppia a piangere:
dolore, disperazione, vergogna, sono i sentimenti che lo attanagliano.
Inizia così il romanzo d’esordio di Michela Vanon Alliata e il
lettore si trova da subito catapultato nel groviglio di sentimenti che
sconvolgono il suo protagonista maschile, mentre il passato riaffiora nel
ricordo. L’uso sapiente di aggettivi dà calore e sostanza alle emozioni,
descrizioni palpabili che stringono l’immaginazione alla gola e fanno venire
voglia di urlare con la stessa disperazione di Lisa, la protagonista femminile.
“…ma non vedeva, non si accorgeva… e avrei voluto urlare dalla disperazione... non sentiva, non capiva che la mia vita, che tutta la mia vita era raccolta nell’attesa di un suo gesto…”
Da sfondo il mondo dell’analisi: irreale e assurdo, governato da un rituale immutabile, in cui le parole
pesano come macigni e una volta pronunciate non c’è più verso di cancellarle e
tornare indietro. Nasce così l’amore sensuale di Saverio e Lisa, donna infiammabile, incandescente, seducente e
seducibile, in contrapposizione all’equilibrio e alla calma così assoluti
di lui, che nulla sembrava poter turbare. In realtà l’equilibrio di Saverio sarà minato dal suo incontro con
Lisa e, dopo anni di analisi perpetuata, si scoprirà insicuro e irrequieto. Sono due persone molto diverse tra loro, che però cercano
disperante la stessa cosa: il senso di riconoscimento nell’altro,
l’appartenenza, l’appagamento emotivo e fisico che solo il desiderio accende.
Il romanzo racconta del profondo legame che unirà Saverio e Lisa
per il resto della vita, analizzato con grande capacità introspettiva
dall’autrice, che consente così al lettore di sentire i protagonisti e di immedesimarsi nel loro bisogno di
essere amati, riempiti, saturati. Se
è vero infatti, come riconosce Saverio, che le paure di Lisa sono molto
radicate in lei, mai accolte e elaborate, è altresì vero che anche l’analista
deve imparare a riconoscere le sue. Emerge la fragilità di entrambi: chi cura
non è immune dal dover essere, a sua volta, curato. Con il tempo, il mondo dell’analisi che Lisa aveva inizialmente
sentito ostile, con i suoi silenzi penosi, le apparirà sotto una luce diversa
e, nonostante Saverio finirà per escluderla fisicamente dalla sua vita, Lisa
acquisirà finalmente maggiore consapevolezza di se stessa e scoprirà di poter
essere felice anche senza di lui.
“Da più di un anno non aveva notizie di Lisa. Non ci pensava quasi mai, eppure la sentiva presente alla sua coscienza in modo oscuro, preciso e infallibile. A tratti era la sensazione fisica dell’intimità a sommergerlo, il ricordo della sua nudità calda; in quei momenti sentiva un’agitazione, un rimescolio del sangue che gli facevano male. A volte era un’ondata , un fluire di tenerezza che saliva dalle profondità del suo essere. E allora, senza averne l’intenzione, finiva per trovare in fondo a ogni suo pensiero il ricordo di lei.”
Saverio sceglierà la sua famiglia, la vita e le sicurezze che
aveva prima di incontrare Lisa, ma verrà
assalito dal rimpianto della sua presenza, di quegli anni passati via rapidi
come un sogno. Metterà la parola fine alla loro relazione per tornare ad essere
l’uomo posato che era, avvolto
nell’armatura rassicurante della maturità, moderatamente soddisfatto di sé e
della propria vita, ma anche un poco spento. Da quando
erano divenuti amanti, un flusso nuovo di energia nuova era entrato in lui; ora, con
quella decisione dolorosa, dettata solo ed esclusivamente dalla sottomissione alla dura e necessaria realtà che
era la sua vita oltre Lisa, Saverio consapevolmente la perdeva. Il protagonista è combattuto tra il lasciarsi andare alla passione
e l’istinto di sfuggirla perché, se da un lato la considera arricchente,
dall’altro gli fa paura per l’aspetto distruttivo che potrebbe avere.
Una storia che si legge con interesse e curiosità, perché l’animo
umano e le motivazioni che lo spingono in una direzione o nell’altra,
rappresentano da sempre un mistero da sondare e svelare.
L'AUTRICE:
Michela Vanon Alliata vive a Venezia dove insegna letteratura inglese a Ca’
Foscari. Studiosa dei rapporti fra arti visive e letteratura, narrativa gotica
e fantastica, ha scritto su James, Stevenson, Mary Shelley, Conrad e Coetzee. Come
pelle di bambù è il suo romanzo d’esordio.




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