La notizia ha fatto riflettere e parlare molto il mondo dei media: Gianrico Carofiglio, magistrato, scrittore che ricorderete sicuramente per il libro Il Silenzio dell’Onda e medaglia di bronzo all’ultimo Premio Strega non ha affatto gradito le critiche di Vincenzo Ostuni, editor della casa editrice Ponte Alle Grazie. Carofiglio, infatti, punto sul vivo dell’arte narrativa, non le ha mandate a dire: prima una minaccia di querela contro Ostuni, poi una più mitigata (?) richiesta di risarcimento danni. Ma qual è il motivo del contendere? Presto detto: Ostuni avrebbe definito Carofiglio “scribacchino” e “mestierante” sulla sua bacheca facebook.
E qui inizia l’amletico dilemma: si dice spesso che una critica dovrebbe far riflettere chi l’ha ricevuta. Talvolta, magari, anche farlo sorridere. Si insiste molto sulla capacità di ironizzare, anche “esorcizzare” un parere che si reputa troppo tranchant, attraverso una risposta puntuta ma non volgare, elegante e spiazzante o, se si preferisce, il silenzio. E’ anche vero, però, che le critiche non dovrebbero mai trasformarsi in insulti verso la persona ed il lavoro che ha svolto. Si dovrebbe avere quella propensione a spiegare il motivo di un’opinione negativa ed essere il più possibile professionali. Qualunque coinvolgimento personale dovrebbe essere tenuto fuori.
Insomma, ci si infila in un labirinto irto di spine. C’è, però, un’importante considerazione: la libertà d’espressione e di opinione, che certo non è un optional. Secondo voi, cari lettori, questo è un diritto illimitato o ci sono dei freni come, per esempio, la buona educazione ed il buon senso? Fin dove ci si può spingere? Quando una critica diventa insulto?
Ma non finisce qui: non solo il confine tra opinione ed offesa è molto labile e puntellato sulla libertà di critica e sul concetto di democrazia che, ahimè, per alcuni sono poco più che un insieme di fonemi. Esiste anche il diritto di replica.
Il dilemma si infittisce: come si dovrebbe rispondere ad un giudizio negativo (ammesso che se ne abbia voglia e tempo). A suon di carte bollate? Oh Numi, l’Italia nuota già in un mare di scartoffie. Anche in questo caso si dovrebbe valutare la necessità di utilizzare timbri e carta, quest’ultima fatta con i nostri amati alberi che vorremmo tanto difendere. Si può utilizzare la voce, ma attenzione: anche le corde vocali sono un bene prezioso, da non sprecare ad ogni accenno di tempesta.
Forse, però, prima di rispondere si dovrebbe riflettere anche su un altro punto: Carofiglio si sente ferito nell’orgoglio. Ritiene di essere stato diffamato e chiede un risarcimento. Non spetta a noi decidere se è in torto o meno. Ma, cari lettori, danno o non danno vi siete mai chiesti perché notizie come queste hanno grande eco sui giornali e online? Che senso ha oggi l’onore? Esiste ancora? C’è un nesso tra questo ed il denaro con cui si vuole essere risarciti per il colpo morale subito?
Sia detto chiaramente: azioni civili di questo tipo sono legittime. La Legge le prevede e su questo non si discute. Nessuno vuole “processare” Carofiglio o Ostuni (tra l’altro qui si parla di azione civile e non penale). In realtà, non resta che vedere come finirà tutta la faccenda. Forse, alla fine di tutto, l’unica cosa possibile è continuare a fare ciò per cui ci si sveglia ogni giorno e lasciare che il mondo vada avanti come meglio crede. Anche se, ogni tanto, far sentire la propria voce ci ricorda che dobbiamo sempre tendere ad un mondo tollerante e libero.
E voi cosa ne pensate?


accipicchia...ci sarebbe tanto da dire..certo è non si può ogni volta che si scrive una recensione negativa star li a pensare a come renderla più dolce e non offensiva! Anche perché può essere soggettivo...mah..
RispondiEliminaNé 'scribacchino' né 'mestierante' sono insulti. Certo, non sono neanche complimenti, ma è veramente triste che uno scrittore si metta a minacciare querele per una critica semplicemente oggettiva. Avrebbe fatto bella figura con una battuta o, ancora meglio, standosene zitto. Come se un lettore non avesse diritto di commentare, mah...
RispondiEliminaPer me la critica può esser spinta al massimo quanto si vuole, basta che la si circostanzi, se gli ha dato dello "scribacchino" e del "mestierante" deve dire perché per lui lo è.
RispondiEliminaUna critica letteraria negativa va benissimo, basta appunto che si spieghi le ragioni...
Detto questo, Carofiglio , visto che era stato attaccato in quanto letterato e non come magistrato , doveva contrattaccare sul piano letterario con su quello legislativo! Molto comodo ricordarsi di esser magistrato quando il campo di lotta è un altro!
Ti ritieni uno scrittore, allora controbatti da scrittore! Invece così ha voluto solo colpire un avversario in uno dei punti per tutti "critico" cioè il portafoglio! Ha tutti scoccia rimetterci denari,è un punto facile da colpire per ricambiare un dispetto! Ma se sei un letterato l'onore lo difendi con le armi del letterato non con altre!
Lea :-)
I giudici, i tribunali... ma davvero devono essere loro a decidere cosa si può dire e cosa no, quando il confine è così labile come in un insulto-noninsulto come "scribacchino"? È un insulto, non lo è? Deve essere un giudice a deciderlo? Ma i giudici sono persone, come tutti noi. Ci sono quelli retrogradi, quelli aperti, quelli vecchi e quelli giovani. Per esempio, nei processi penali, ci sono tre gradi di giudizio e spesso il giudizio cambia tra i tre processi! Colpevole al primo, innocente al secondo, colpevole al terzo. Ricordate che la corte di cassazione dichiarò innocente un ragazzo accusato di stupro perché "la ragazza portava i jeans, quindi non poteva essere stuprata"? Davvero dobbiamo permettere a gente così di decidere cosa si può dire e cosa no?
RispondiEliminaIo sono per l'assoluta libertà di critica ed espressione. Anche qualche insulto alla persona ci sta bene, se legato al mestiere, insomma, tipo "scribacchino". Ohi, non è mica stato accusato di essere il custode dell'Hoverlock Hotel!
Questa corsa ai tribunali mi spaventa un po' perché credo che sia molto meglio che una cosa sbagliata si possa dire, piuttosto che una cosa giusta si debba tacere. Se continua così, temo che questo sia proprio quello che avverrà, una specie di "censura preventiva" (soprattutto nel web), per evitare guai.
Avete tutti ragione. Proprio a questa pluralità ho pensato scrivendo l'articolo. Al di là di Carofiglio, personalmente ritengo si debba lasciar correre la maggior parte delle volte. O, magari, come ha detto il nostro Anonimo, controbattere da scrittore.
RispondiEliminaPenso che una risposta elegante, data con i giusti tempi valga più di dieci richieste di risarcimento danni. Insomma, dare poca importanza e continuare per la propria strada, credendo in ciò che si fa. Certo non è sempre facile e comunque certi limiti non vanno oltrepassati. Di sicuro conoscete il detto: "Che se ne parli bene o male, purché se ne parli". Si può essere d'accordo o meno, ma spesso conviene ricordarlo.
Io credo che le critiche, se non sono insulti pesanti, debbano essere accettate e che, se proprio si ha un carattere permaloso, al massimo si possa rispondere con intelligenza, ironia o sarcasmo. Ritengo che un'azione legale in questi casi sia davvero esagerata: ci sono un sacco di problemi più gravi e un sacco di persone avrebbe la ragione e il diritto di sporgere denuncia per soprusi ben peggiori. Detto questo concordo con chi ha detto che le critiche debbano essere motivate, se no non hanno senso.
RispondiEliminaCra.
Sbgliato o giusto che sia, rispondere ad una critica distruttiva, inutile e pretestuosa, fa del male solo a chi si inalbera per averla ricevuta.
RispondiEliminaMi capita in ambiti personali, esterni a ciò che non riguarda la scrittura - materia che adoro e nella quale mi cimento alla mercè di tutti, e potrebbe benissimo arrivare il giorno in cui qualcuno mi darà un brutto parere, difficile da digerire - di ricevere critiche, osservazioni scomode, venire ostacolata e benché io sia una guerrafondaia che risponde con grinta pari al male che ho ricevuto, sto apprendendo che reagire malamente fa male solo a noi stessi.
Arrecare un danno per vendetta, sebbene controbilanci tutto, fa abbruttire noi e nient'altro.
Probabilmente la cosa migliore, quando si riceve una critica mirata ad umiliare e insultare, ci si deve limitare a dare una risposta, se richiesta, o lasciar correre, in tutti gli altri casi.
E' vero: rispondere ad un insulto con un altro insulto non fa che spingerci in una spirale, in un circolo vizioso. Ci si rimettono energie e serenità. Bisogna, quindi, saper rispondere e cogliere anche il momento giusto per farlo, ridimensionando il tutto e riportandolo a dimensioni più consone.
RispondiEliminaNon so se "scribacchino e mestierante" gli si addicano, ma di certo si puó definire incapace di gestire una differenza dialettica che forse è un insulto, ma che in questo caso calza a pennello
RispondiEliminaLa frase incriminata nella sua interezza era questa: "«un libro letterariamente inesistente, scritto con i piedi da uno scribacchino mestierante, senza un’idea, senza un’ombra di ‘responsabilità dello stile’, per dirla con Barthes»". Ed è stata pronunciata dall'editor del libro che è arrivato secondo.
RispondiEliminaProprio per questo, adire a vie legali e trasformare un'uscita presuntuosa nel pronunciamento di un martire mi pare, a dir poco, di una miopia inaudita.
E' una situazione pericolosa questa, perché bisognerebbe stabilire il confine esatto tra opinione ed insulto e non è sempre cosi facile. A volte, come ho già scritto, bisognerebbe ridimensionare le cose e dar loro la giusta importanza, senza esagerazioni di sorta.
RispondiEliminaQuesta non è una recensione negativa, è un insulto bello e buono: non c'è uno straccio di motivazione.
RispondiEliminaLa valutazione proviene, tra l'altro, da una persona che, in un certo senso, è un rivale, quindi non libero nella sua valutazione. Trattasi di sfogo presuntuoso da rosicamento acuto.Secondo me Carofiglio ha fatto bene.