domenica 9 settembre 2012

Mi autopubblico! L'esperienza di Barbara Schaer

Cari lettori,
sempre pronti a discutere con voi degli argomenti più attuali, oggi mettiamo sotto la lente di ingrandimento l’argomento pubblicazione, ambita meta che incarna i sogni di tutti gli scrittori e aspiranti tali. Nell’era dell’informazione e del digitale, districarsi nella giungla del mondo letterario diventa giorno dopo giorno più complesso: nascono generi e sottogeneri, si incoronano re della letteratura, che vengono presto spodestati da nuovi principi in erba; tra giovani promesse e fenomeni gonfiati dalla pubblicità, è facile perdere la bussola e farsi trarre in inganno. Ormai “improvvisarsi” scrittori è quasi una moda e molti, non solo nel bel paese, tentano la fortuna proponendo i propri racconti. Si prova un po’ di pena per coloro che lavorano nelle case editrici, ormai sommersi da manoscritti e allegati regali/lettere persuasive/minacce (vedi qui). Si può ormai dire che l’offerta di manoscritti ha ampiamente superato la domanda e la capacità/volontà di scremare titoli promettenti nella massa di nuove proposte è messa a dura prova. E se il passaggio attraverso la strada delle case editrici sembrerebbe promettere e garantire, in qualche modo, una certa qualità del prodotto finale, c’è da sottolineare che spesso le speranze vengono disilluse: i fenomeni del momento, tanto decantati ai fini delle vendite, finiscono per deludere già dopo i primi capitoli – per non dire dopo le prime righe . Ed è proprio in questi momenti che sorge spontanea una domanda: è davvero questo il meglio che il “parco scrittori” ha da proporre?

Sospinti dal vento in poppa, romanzucoli d’oltreoceano riempiono gli scaffali, senza offrire nulla di nuovo al panorama letterario mondiale: libri-fotocopia che ripropongono gli stessi protagonisti negli stessi clichè, sfruttando fino al midollo una passione di massa; si è quasi portati a pensare che il “made in Italy” venga “snobbato”, specie per quanto riguarda alcuni generi (i.e. Paranormal Romance, Young Adult).

In tutto questo, due figure sembrano rimetterci più delle altre: i lettori – stanchi di essere delusi – e gli scrittori stessi. Un fenomeno attualissimo è però riuscito a smuovere le acque e, tra polemiche e scalpore, movimentare l’ambiente, mettendo in luce scrittori promettenti che, per qualche motivo, non riuscivano ad emergere affidandosi alla normale “trafila” delle case editrici. Sì, sto parlando dell’autopubblicazione: tra previsioni nefaste e discussioni infinite, questa nuova possibilità data a tutti gli aspiranti scrittori si sta ritagliando uno spazio sempre più luminoso sotto l’occhio di bue dei riflettori, rendendo più o meno felici e soddisfatte entrambe le parti – nei casi più fortunati, ovviamente. Il mercato dei libri verrà sommerso da opere di scarsa qualità, rischiando paradossalmente di peggiorare la situazione, rendendo ancora più difficile trovare un buon libro nella massa di “spazzatura” pubblicata autonomamente senza alcun tipo di revisione? Dubbio giusto e legittimo. Rimane il fatto che l’editoria si sta evolvendo: la rivoluzione iniziata con gli e-book sta cambiando radicalmente le carte in tavola e starà alle case editrici e a noi lettori stabilire ed adeguarci alle nuove regole del gioco.

Nonostante le catastrofiche previsioni dei più scettici, il fenomeno dell’autopubblicazione non ha ancora causato nessun cataclisma letterario. Certo è che, se la disponibilità di nuovi titoli scaricabili a poco prezzo grazie al parallelismo e-book/autopubblicazione è aumentata, le nuove proposte immesse sul mercato senza l’intervento di un editore non godono della stessa visibilità di un testo che è possibile trovare sugli scaffali di ogni libreria e, spesso, passa in sordina, senza sortire alcun effetto sull’opinione pubblica, che nemmeno viene a conoscenza della sua esistenza. Al contrario, però, emergono chicche e libri validi, che in caso contrario non avrebbero mai visto la luce come “libro completo”. Concordo nel dire che non stiamo parlando di veri e propri pilastri della letteratura, ma ci si può imbattere in piacevoli sorprese di giovani autori italiani, che nulla hanno da invidiare ai nomi stranieri che campeggiano nelle librerie. Tra questi, un esempio è “Alis grave nil”, dell’esordiente Barbara Schaer.

Titolo: Alis Grave Nil
Autore: Barbara Schaer
Pagine: 357
Prezzo: € 0,89
Formato: Kindle
Trama: Sara è pronta per un altro giorno della sua solita vita. La scuola, i dispetti della sorella Reb, le malignità delle vecchie amiche e la certezza di non contare granchè. E' sicura che l'amore non faccia per lei e che le favole siano solo invenzioni per sognatrici. Ma proprio quel giorno, in un incontro tutt'altro che casuale, conosce Eric. Bellissimo e misterioso, protettivo e minaccioso, Sara intuisce che Eric è decisamente più che un ragazzo normale, ma quello che proprio non può immaginare è che la loro storia sia cominciata molto prima di incontrarsi e che le parole latine tatuate sul suo braccio nascondano un inquietante segreto... Senza curarsi di quanto il principe si confonda pericolosamente con il cacciatore, Sara dovrà lottare con tutta se stessa per opporsi alle forze oscure che minacciano di separarli per sempre e far vivere l'amore da fiaba che ha sempre desiderato.

Paranormal Romance popolato da angeli incapaci di controllare le proprie emozioni, il libro della Schaer ripropone una trama classica e ben consolidata per i romanzi del genere: una protagonista con un passato e un presente non proprio felici, un ragazzo misterioso, un’attrazione irresistibile e un grande segreto da svelare, che le cambierà la vita. E se “Alis grave nil” non si discosta dalle normali aspettative per un Paranormal Romance – con un mercato in veloce evoluzione come questo è veramente difficile proporre qualcosa di “assolutamente originale –, nulla ha da invidiare a titoli più noti, lanciati con campagne pubblicitarie di tutto rispetto e corredati da copertine allettanti che richiamano immediatamente l’attenzione. Lo stile è ancora abbozzato, ma promettente, e lascia trasparire una dolcezza di fondo, un’attenzione ai sentimenti che non scade in accessi melensi e poco credibili – la stessa autrice è  convinta che “i sentimenti, descritti con sincerità e originalità, siano la chiave per conquistare il cuore del pubblico. In un certo senso, quindi, un romanzo deve far coesistere al meglio il “vecchio” ed il “nuovo”. Ossia una trama originale come sfondo per il contenuto più tradizionale: l'amore.

A questo punto non si può non chiedersi quanto sia corretto lasciarsi condizionare da un pregiudizio sul presunto valore di un’opera prendendo come punto di partenza il percorso che ha seguito per arrivare tra le nostre mani. Si può sostenere che “Alis grave nilnasca quasi direttamente come romanzo autopubblicato, scelta guidata dal desiderio della Schaer di non lasciare il proprio lavoro a prendere polvere in un cassetto per lungo tempo. Scelta che l’autrice non rimpiange e grazie alla quale ha tratto soddisfacenti feedback positivi da parte dei lettori, che in generale hanno commentato positivamente la sua opera. Ed è effettivamente piacevole questo romanzo, capace, pagina dopo pagina, di far svanire i dubbi e di convincere nella sua semplicità: anche tentando di prendere una posizione distaccata, si finisce per affezionarsi a Sara, incrociando le dita per un finale felice, da fiaba.

Scelta indovinata, quindi, quella della Schaer, che ha puntato su un mercato a cui i lettori italiani forse non sono ancora pronti, ma che sembrano essere curiosi di sperimentare, e su un meccanismo che ribalta le prospettive: come l’autrice stessa sottolinea, infatti, l’autopubblicazione non rappresenta un punto di arrivo, ma l’inizio del percorso. Infatti, se dopo mesi e mesi di lavoro, scrittura e revisione, un romanzo edito da una casa editrice giunge in libreria come “prodotto finito”, pronto per i consumatori, le cose sono ben diverse quando si intraprende la strada dell’auto-pubblicazione. Dopo essersi cimentati, basandosi solo sulle proprie capacità e su quelle dei propri cari, con correzione di bozze, editing, impaginazione etc. il proprio libro virtuale prende vita, ma la sua comparsa nel web non ha motivo di essere notata, nemmeno per caso: nessuno ha motivo di cercarlo. Ebbene? Tanto lavoro per nulla?

Ancora una volta, però, il mondo virtuale fornisce una semplice soluzione: piattaforme digitali come Facebook e blog possono essere una via per far notare il proprio libro, facendo in modo che se ne parli. La realtà virtuale rende anche più facile il contatto con il pubblico, permettendo non solo di raccogliere opinioni sul proprio lavoro, ma anche di interfacciarsi con il pubblico stesso e migliorare, raccogliendo anche le critiche come un punto su cui lavorare.

Nel suo piccolo, l’esperienza di questa autrice – che consiglia questa forma di pubblicazione anche ad altri colleghi desiderosi di sottoporre il proprio lavoro al giudizio del pubblico – si può annoverare tra quelle positive, che possono in qualche modo smentire e tentare di addolcire i forti oppositori di questo fenomeno. Non è questo il primo caso di “piacevoli scoperte” derivanti dal mondo dell’autopubblicazione – si può ad esempio citare l’emozionante “Nuova terra” di Dilhani Heemba – e, per quanto si cerchi di rivestire il ruolo degli scettici, non si possono chiudere gli occhi davanti al mondo di possibilità positive che questo fenomeno sta facendo fiorire. E se gli e-book non diventeranno magari il supporto preferito dai lettori, rimangono comunque una comoda alternativa al formato cartaceo, a volte ingombrante o scomodo da trasportare, un’iniziale piattaforma di lancio a basso costo e una sfavillante vetrina per autori che, nessuno lo esclude, potremo forse trovare in un futuro anche in libreria.

6 commenti:

  1. Uhm... lo ammetto, sono una scettica dell'auto-pubblicazione xD
    Non che non creda che non possano celarsi ottimi autori tra coloro che scelgono questa via - stavo per scrivere 'scorciatoia', ma ha ragione la Schaer nel dire che l'autopubblicazione sul web è solo un primo passo, rispetto agli scrittori 'classici' che passano per le CE... anche se dopotutto pure loro dovranno farsi un bel po' di faticaccia tra presentazioni e simili ò_ò - però... però non è facile.
    Il fatto è che c'è un'immane differenza tra quello che rimugina 'Mah, trovo che la mia opera sia scarsamente commerciale/sono contrario ad un mercato editoriale siffatto QUINDI mi auto-pubblico' e uno che, assai più verosimilmente, finisce la propria opera e, nell'immediato o dopo una lunga attesa fatta di rifiuti di decine di CE, decide di ricorrere all'auto-pubblicazione senza neanche chiedersi perché sia stato rifiutato.
    Voglio dire, esistono decine e decine di piccole o medie case editrici, se l'opera è buona qualcuno prima o poi dovrà rispondere positivamente. E soprattutto, l'opera passa per quel processo di editing e revisione di cui difficilmente si può fare a meno.
    Ad esempio, 'Alis grave nil' mi pare un lavoro assai commerciale, perché la ragazza non ha voluto tentare? Per fretta? O è un tentativo di raggiungere così facendo una CE interessata?
    Certo, il prezzo è quello che è, quindi non è che uno possa dirsi ''Eh sì, e io vado a spendere tutto 'sto denaro per un'opera che non ha manco passato la selezione di una casa editrice'', però quel popò di dubbio resta.
    Che poi pensando ai libri meravigliosi che oggi sappiamo essere stati rifiutati da varie CE... però...
    ... ok, sicuramente farò un post di questi dubbi xD ... così magari smetto di ammorbare la zona commenti altrui >_>' coff.

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    1. Sinceramente il fenomeno autopubblicazione mi sta facendo riflettere da diverso tempo e non credo che ci sia una risposta semplice ai dubbi che crea. Gli scettici non hanno torto ma, allo stesso tempo, l'esperienza ci ha dimostrato che anche tra le opere autopubblicate si nascondono piccoli tesori. Il perchè siano stati rifiutati dalle CE rimane poi da appurare. Personalmente ho deciso di informarmi e osservare con spirito critico l'evoluzione del fenomeno, senza ancorarmi ossessivamente al mio iniziale punto di vista

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  2. Avrei molto da dire, cercherò di sintetizzae. Premetto sono una vostra vecchia conoscenza, avete recensito il mio primo romanzo tempo fa Frollini a colazione.
    Per il secondo non ho voluto affidarmi allo stesso editore, perchè il contratto proposto, leggermente migliore da quello di Frollini, ho avuto modo di sperimentere che può essere un buon modo per rompere il ghiaccio, ma non per continuare. Avevo pagato una certa cifra di editing, lavoro che è stato fatto egregiamente, ma che ora credo sia un po' superfluo, o meglio, l'editore esagere nell'evidenziare ciò che non funziona nel testo per farsi pagare profumatamente x il suo intervento di editing. Per il secondo quindi ho puntato su una buona agenzia dopo aver vagliato il mercato. Gli editori piccoli anche quelli che non chiedono contributi all'autore distribuiscono poco e male. Ho venduto + io attraverso il mio blog che l'editore. E con questo confermo quanto il web possa aiutare. Ora sono in fase avanzata con l'agenzia, il manoscritto è stato giudicato ottimo, per cui mi illudo di arrivare a un editore grande, ma se così non fosse punterò sull'autopubblicazione che attualmente considero una via migliore rispetto al piccolo editore, che crea comunque fastidiosi vincoli, a fronte spesso di una tiratura molto bassa. Per Frollini è stata di 1000 copie quindi buono, ma spesso gli editori propongono 250 copie una miseria. baci

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    1. Cara Sandra, innanzi tutto in bocca al lupo per il tuo nuovo libro (ricordo la recensione positiva di "Frollini a colazione", complimenti).

      Certo è che sostere al propria opera, in molti casi, sembra essere sempre difficoltoso, indifferentemente dalla strada che si sceglie di intraprendere. Se vero è che alcune CE tendono a farsi pagare troppo per il lavoro di editing del manoscritto (e qui posso tenere in considerazione l'esperienza che hai appena condiviso con noi, che ti ha coinvolta in prima persona), è anche vero che l'autopubblicazione non è la cura a tutti i mali. Io continuo a vederla come un'occasione, assolutamente, ma da "prendere con le pinze" per così dire. Sarebe bello se portasse a riflettere su come il mondo letterario sta cambiando e se riuscisse ad ampliare gli orizzonti delle case editrici, specie di quelle più piccole che, sempre per tua esperienza (ma non solo), hanno scarso successo sul fronte distribuzione. Il connubio basso prezzo/visibilità sul web è allettante e potrebbe essere una scelta vincente.

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  3. Con tutti i libri ciofeca che ho comprato pubblicati da editori dove l'editing non era nemmeno mai passato da lì ....se uno si vuole autopubblicare a me va bene, è solo un'altra strada... una volta gli editori facevano da filtro e lavoravano per dare un buon prodotto ma oggi è ancora così???
    Per molti editori no ( non per tutti ma insomma) allora tanto vale che ci sia l'autopubblicazione, io lettore se sono attirato dalla trama lo provo se fa schifo non prendo il secondo ....
    Esattamente come succede per quelli pubblicati dagli editori...
    Fin'ora devo però dire che ho letto due "opere" autopubblicate e vendute su Amazon da due autrici diverse una italiana e una straniera, ed erano opere davvero mediocri e bruttarelle assai, io ci ho speso rispettivamente un euro e cinque centesimi per l'italiana e 89 centesimi per la straniera, soldi (pochi)spesi male...

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  4. Avendo quasi terminato la sudatissima revisione del mio primo racconto, sono fortemente tentato dalle possibilità offerte dall'autopubblicazione.
    Il classico iter della spedizione del manoscritto agli editori e il suo quasi inevitabile cestinamento appare abbastanza sconfortante.
    Chiaro che da esordiente accetterei con modestia il rifiuto di uno o più editori. Ma da lettore conscio della mediocrità dell'offerta letteraria attuale mi sento frustrato dall'incapacità degli editori italiani di "scommettere" su opere che non ripropongano le solite trame trite e ritrite.
    Sotto questo punto di vista, gli e-book autopubblicati possono aprire nuove strade a un settore che vive una crisi dovuta perlopiù alla mediocrità delle linee editoriali. Negli USA ci sono addirittura editori che pubblicano con licenza "creative commons", mentre qui ci si infogna con la SIAE.
    (Mi chiedo, e vi chiedo: è giusto considerare un aut aut la scelta tra self publishing ed editoria tradizionale? Dopotutto non sono pochi i casi di autori che dopo aver venduto numerosi ebook sono stati contattati dal gatto o la volpe di turno)

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