siamo a metà ottobre, gli studenti sono tornati a scuola e anche l’editoria italiana in
questo periodo idealmente “torna a scuola”, proponendo titoli a tematica – e di
ambientazione – scolastica. Scuola
amata, scuola odiata, studenti che “fanno la ola mentre si spiega”, dolci
maestri innamorati della loro “missione” e professori “carogna”: pamphlet,
stupidari, dichiarazioni d’amore, ogni anno le librerie italiane rigurgitano decine
di pubblicazioni a tema, anche perché i professori (come questo romanzo
conferma anche nel suo intreccio) sono uno zoccolo duro di forti lettori e
naturalmente anche di feroci scrittori. Professori che scrivono innanzitutto
per la propria categoria, che spesso se la cantano e se la suonano (chi vi
scrive è un’aspirante prof, per cui non fa eccezione). In che cosa il libro
oggetto della recensione, da poco uscito per Rizzoli, fa eccezione rispetto a
Oggero, Mastrocola, Starnone & Co.? Tra poco lo scoprirete.
Autore: Gianmarco Perboni
Titolo:
Una scuola come tutte le altre
Editore:
Rizzoli
Collana:
Romanzi italiani
Pagine:
295
Prezzo: 15
euro
Trama: In una scuola superiore come tutte le altre,
il professor Perboni, lo stesso irriverente, caustico, esilarante protagonista
del bestseller "Perle ai porci", si trova ad affrontare un nuovo anno
scolastico che non è affatto come tutti gli altri. Certo, gli studenti sono
sempre bovinamente supini, i colleghi pettegoli e svogliati, i genitori tanto
mediocri quanto molesti. A questo si aggiunge però che, scoperti per puro caso
i suoi contatti con una casa editrice milanese per la quale traduce, colleghi e
allievi - persino Baroncini, l'unico fra questi ultimi che lui apprezzi - gli
affibbiano imbarazzanti manoscritti, convinti che basti una sua raccomandazione
per vederli finalmente pubblicati e coronare così il loro sogno di aspiranti
scrittori. Sul fronte privato, le cose gli vanno anche peggio: nulla può più
arginare la sua crisi matrimoniale e la moglie Sandra si trasferisce in
Australia, portando via con sé la piccola Elisabetta, l'unica persona al mondo
che Perboni ami davvero. In questo contesto deprimente, né la relazione
extraconiugale con un'avvenente nuova collega, né le oscure minacce di uno
strano uomo dei "Servizi" riescono a scalfire l'imperturbabilità di
Perboni. Ma è la morte di Baroncini in circostanze misteriose a sconvolgerlo e
a fargli capire di essere rimasto impigliato in un gioco pericoloso...
RECENSIONE
Ho
comprato questo libro a scatola chiusa, cosa che non faccio praticamente mai:
questo perché i precedenti del professor Perboni (pseudonimo di deamicisiana
memoria, autore del lucidissimo diario Perle
ai porci, una delle più graffianti, convincenti – e meglio scritte – pubblicazioni a tema
scolastico che abbia mai letto) me l’hanno quasi imposto. E non sono rimasta
delusa: questo romanzo è una bomba ad orologeria, che si legge in un paio di
giorni nonostante la mole non proprio magrolina. E
non è la solita storia di affinità elettive tra professori “capitano mio
capitano” e studenti “bianchi come il latte e rossi come il sangue” cui il
panorama italiano contemporaneo ci ha abituato (penso alla Mastrocola, a D’Avenia
e a tutti i loro epigoni), ma non è neanche il giallo scolastico “alla Oggero”,
come la trama della quarta di copertina potrebbe far presumere.
Una scuola come tutte le altre – titolo poco calzante, che non rende giustizia allo
scoppiettante contenuto – è la storia di un anno scarso di vita, fuori e dentro
i banchi, di un liceo scientifico di provincia dove un disilluso professore di
inglese a tempo perso (e durante i collegi docenti) traduce anche per una
rinomata casa editrice. Questo espediente mette in moto uno dei più riusciti
meccanismi del romanzo: fare in modo che gli altri professori della scuola,
tutti autori di dimenticabili romanzi e sillogi poetiche inedite, vadano in processione
dal nostro protagonista pietendo raccomandazioni per far arrivare i loro
obbrobri sulle scrivanie di importanti editori. Questo andare e venire di
manoscritti, che il protagonista mortifica con lettere di risposta fasulle (che
dal ridere vi causeranno convulsioni), scandisce il cadenzato dipanarsi di
consigli di classe, interrogazioni, confessioni, imminenti cause di divorzio
(il prof è attaccatissimo alla figlioletta e in crisi profonda con la moglie) e
relazioni extraconiugali. Finché non ci scappa il morto, nella persona del
promettente secchione Baroncini, che, pochi giorni prima di schiantarsi in un
sospetto incidente di moto, ha anche lui consegnato al nostro professore un
inquietante manoscritto dove forse è celato il mistero della sua scomparsa.
Queste
poche righe, cui altro non aggiungo, bastano a raccontarvi quando questo
romanzo sia profondamente variegato e particolare: una storiaccia di provincia
dai risvolti grotteschi e con tinte nere che sfiorano l’underground (i
personaggi sono tutti – e dico tutti – degli esseri spregevoli che non si
vergognano di esserlo), un giallo dai risvolti imprevedibili, una critica
spietata del mondo degli scrittori esordienti, una catena di eventi di disamore
e amarezza, un racconto ambientato in una scuola tanto corrottamente inverosimile
da sembrare vera.
Un
appunto che si potrebbe fare alla struttura è che non tutti i siparietti che
vedono il protagonista mettersi a confronto, faccia a faccia, con i vari
personaggi (il fratello nullafacente, il professore di religione sessuomane,
l’amico millantatore…) sono funzionali alla trama, tuttavia… sono tutti talmente
spassosi, che trovano già solo in questo una loro ragion d’essere.
Piangerete
dal ridere e alla fine riderete per non piangere: consigliatissimo.


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