Conosco Chiara Gamberale per fama: scrittrice precocissima (raccontò la sua anoressia appena ventenne in Una vita sottile), è stata autrice e conduttrice di programmi televisivi, oltreché di romanzi brevi, tra cui anche Una passione sinistra, da cui è stato recentemente tratto l’omonimo film di Marco Ponti con Alessandro Preziosi e Valentina Lodovini.
Passata da Marsilio a Bompiani e infine a Mondadori, ha ottenuto la consacrazione con Le luci nelle case degli altri, che tre anni fa ha riscosso notevoli consensi di pubblico e critica.
E questo nuovo Quattro etti d’amore, grazie è stato per me l’occasione di leggerla per la prima volta. Ho trovato uno stile asciutto, estremamente incalzante, che riesce a far scorrere rapida come l’acqua una storia intimista, due storie per la verità, con uno stratagemma narrativo arguto e sperimentale. Un romanzo ricco, scandito da una struttura di forte dialogo che non ha paura di confrontarsi con il vasto mondo della comunicazione, mischiando liste della spesa, opere teatrali, soap opera e chat su Facebook, in un “pastiche” espressivo che ci racconta un’umanità tesa nel giudizio aprioristico delle vite altrui e confusa in un’inestricabile dialettica tra scelta e destino.
Autore: Chiara Gamberale
Titolo: Quattro etti d’amore, grazie
Editore: Mondadori
Collana: Scrittori italiani e stranieri
Pagine: 242
Prezzo: € 17,00
Trama: Quasi ogni giorno Erica e Tea s'incrociano tra gli scaffali di un supermercato. Erica ha un posto in banca, un marito devoto, una madre stralunata, un gruppo di ex compagni di classe su facebook, due figli. Tea è la protagonista della serie tv di culto "Testa o Cuore", ha un passato complesso, un marito fascinoso e manipolatore. Erica fa la spesa di una madre di famiglia, Tea non va oltre gli yogurt light. Erica osserva il carrello di Tea e sogna: sogna la libertà di una donna bambina, senza responsabilità, la leggerezza di un corpo fantastico, la passione di un amore proibito. Certo non immaginerebbe mai di essere un mito per il suo mito, un ideale per il suo ideale. Invece per Tea lo è: di Erica non conosce nemmeno il nome e l'ha ribattezzata "signora Cunningham". Nelle sue abitudini coglie la promessa di una pace che a lei pare negata, è convinta sia un punto di riferimento per se stessa e per gli altri, proprio come la madre impeccabile di "Happy Days". Le due donne, in un continuo gioco di equivoci e di proiezioni, si spiano la spesa, si contemplano a vicenda: ma l'appello all'esistenza dell'altra diventa soprattutto l'occasione per guardare in faccia le proprie scelte e non confonderle con il destino. Che comunque irrompe, strisciante prima, deflagrante poi, nelle case di entrambe. Sotto la lente divertita e sensibile della scrittura di Chiara Gamberale, ecco così le lusinghe del tradimento e del sottile ma fondamentale confine tra fuga e ricerca.